martedì 7 giugno 2011

Mosca Sapiens Sapiens


Ore ed ore a far questo:

Ma io mi chiedo. Ma con tutto il cazzo di cielo che hai a disposizione, contando che vivi una settimana se ti va bene, perdi il 3% (circa, in realtà è anche leggermente di più) della tua vita a fare ste puttanate? Ma che ti passa per la testa?
Ho anche controllato! Ho detto, metti il caso che sei una povera moschina innamorata e cerchi di attirare l'attenzione della tua amata che sta sul tavolo a farsi gli affari suoi :
E tu sei lì, ore ed ore, a far questa danza senza tregua, con un cielo intero che ti aspetta.
E allora perchè stai imperterrita a fare quell'esagono?
Il 3% della tua vita! E' come se saltassi in macchina e mi mettessi a girare in tondo in una rotonda per (ammessa una vita media standard europea per l'uomo medio di 75 anni) due anni e mezzo senza fermarmi! Per poi proseguire tranquillamente in un uscita a caso e tornarmene a casa.
No, ci dev'essere per forza l'amore di mezzo per fare una cosa così stupida.
E allora a questo punto mi viene in mente di uno studio che ho letto da poco, sicuramente ne avrete sentito parlare. Non che mi interessi veramente di queste cose, ma già che ci sono, perchè perdersi queste chicche e non informarsi su come vengono spesi fior fiore di investimenti in studi come questi? E comunque. Questo studio, fatto non si sa bene da quali esperti e con quali mezzi (anche se a me, ad esser sincero, interesserebbe di più il metodo, così, tanto per ridere) afferma che l'uomo penserebbe al sesso addirittura ogni circa 10 secondi. Il chè in 75 anni di vita, tolti gli anni di pubertà dove è meglio che non si sappia niente, sarebbe una cifra enormemente sopra il 3%. Alla faccia del chiodo fisso.
Cosa c'entra con le mosche?
E' molto semplice.
In realtà questo movimento, questa sorta di danza, l'avevo già vista...
E non da una mosca.. ma da un tamarro con la camicina bianca aperta sino all'ombelico a sfoggiare un campanaccio d'oro stile coperchio di fognatura, sopracciglio depilato con piercing, e dopobarba corrosivo, in un bar mentre faceva dei movimenti precisi e regolari intorno a quella che all'inizio sembrava una poltrona imbottita come tutte le altre, ma poi si è scoperto essere un esemplare di sesso femminile (homo sapiens sapiens). Fondamentalmente perchè a differenza delle altre poltrone aveva il rossetto e si muoveva.
Quei movimenti lenti e regolari sono nient'altro che la trasposizione moschiana della danza dell'amore applicata ad un essere umano.
Mettete il caso poi di aver seguito per un po' questa mosca andare lungo il suo esagonino per diciamo un oretta buona (i vostri corrispondenti 6 mesi in una rotonda, pensateci: è inquietante se vi mettete nei panni della mosca), e che quella tutto ad un tratto, senza nessun apparente motivo, lasci quella danza e si metta a volare in direzione della finestra, che per caso ha un anta aperta ed una chiusa. La mosca innamorata immediatamente e matematicamente andrà a cozzare contro l'anta della finestra chiusa. Non contenta torna indietro, prende la rincorsa, e ci si schianta nuovamente. E poi ancora, e ancora, e ancora, e ancora. Per 20 interminabili minuti (2 mesi umani). Finchè poi non si accorge che l'anta affianco è aperta, e allora vola via in cielo, per essere, chissà, mangiata da un pipistrello.
Anche questo mi ricorda qualcosa...
Quando lavoravo come pigna da osservazione per il KGB a Wrocklow, avevo un amico, Jessicoh, che aveva deciso di tornare con la sua ex moglie dopo che lei lo aveva tradito con una coppia di nani da giardino. Tornarono insieme e le cose funzionarono per qualche mese, poi lei conobbe un tostapane e lo tradì di nuovo. Lui la perdonò, e decise di riprenderla in casa e le cose funzionarono ancora per qualche mese, finchè lei non prese una sbandata per un anticiclone atmosferico da cui ebbe anche un figlio. Lui la perdonò ancora perchè la amava troppo, e decise anche di tenere il bambino e di crescerlo come se fosse stato suo. Ma il giorno del primo compleanno del bambino, sua moglie ruppe la sua tazza di starwars e lui perse le staffe e sfogò anni ed anni di repressione: la lasciò, fuggendo con la macchina dell'ex amante tostapane della moglie, e un pacco di soldi che non ho idea da dove li avesse tirati fuori (non me l'ha mai detto).
Concessa la metaforizzazione della storia del mio amico, non vi sembra di notare qualche somiglianza tra il comportamento di Jessicoh, e quello della mosca? Sbattere al vetro, mal di testa,perdonare tradimento, tornare con l'ex moglie, sbattere al vetro, altro mal di testa, altro tradimento, altro mal di testa, riprovare contro il vetro, riprovare con l'ex moglie, sbattere di nuovo al vetro, riprenderlo nel sedere, altra rincorsa, altro vetro, altre corna, ecc ecc ecc...
Finchè la mosca sapiens non si accorge che il vetro affianco è aperto, e allora basta che si rompa una tazza di starwars e via liberi nel cielo con un pacco di soldi!
E insomma...qui quadrano troppe cose...Se le analogie comportamentali con le mosche sono corrette, se ammettiamo per un attimo nella nostra vita che anche le mosche hanno i loro sentimenti, chi è che merita l'estinzione?

sabato 14 maggio 2011

E io che pensavo di essere normale..

Mi piace l'ordinaria follia. Non che quella straordinaria non mi faccia impazzire ugualmente: ma quella ordinaria a volte ha un pallino, uno storcere di naso che magari non ti aspetteresti da una persona ordinariamente folle.. mah, sarà per questo che la chiamano follia..
Io l'avrei chiamata Penny.
E comunque, già l'accostamento tra le parole "ordinario" e "follia" è qualcosa di per sè un po da matti, figuriamoci se le parole rispecchiassero realmente quello per cui così inutilmente ci intestardiamo e ci affanniamo a farne di loro: usarle per descrivere noi stessi.
No, no, è una cosa folle.
E quindi perfettamente in tema.
Che poi, che cacchio ci faccio a scrivere queste cose alle 5 del mattino? Si, forse è folle. Di solito le persone ordinarie a quest'ora dormono, non ripensano alle cose strane che gli capitano durante tutta la giornata, o la serata.. Si perdono nelle loro lenzuola, profumate di lavanda (io le vorrei così almeno..), aspettando che il loro personale morfeo inizi la sua routine a cui si sono ordinariamente abituati. Non si perdono nei loro pensieri, nelle pieghette microscopiche del proprio carattere, per frugarci e veder cosa vien fuori...
Loro non parlano con Morfeo...mai un grazie, mai un "Oh, salve signor Morfeo! anche oggi è fatta eh?" o, che ne so, un "buonanotte"...
Io lo faccio.
Ma non sono folle.
Cioè...
Si dai, forse un po, ma almeno quando rimango da solo con me stesso non mi annoio, e soprattutto Morfeo è contento! Tu che leggi puoi dire lo stesso? Ti trovi divertente? Ti trovi una persona ordinaria? Folle? Arancione? Basilico? Fluttuamenthlenteheblust? Oppure no?
Ma soprattutto, te ne frega qualcosa di quello che stai leggendo? O l'hai fatto solo perchè hai seguito qualche link nella tua ordinaria navigata serale? O perchè ci sei capitato per sbaglio? O perchè ti ho costretto a farlo? Oppure ancora non sei riuscito a smettere di drogarti?
Non ti stai chiedendo dove voglio andare a parare?
Io si.
Hai qualche consiglio?
Io volevo solo scrivere..
E comunque tutta la storia della follia non riguarda nè me nè te, caro il mio lettore tossicodipendente. In realtà riguarda le persone in generale...e le serate in compagnia di persone ordinariamente folli..o quelle che pretendono di esserlo, o quelle che semplicemente la follia la prendono per mano, come se fosse una bambina discola alla quale dar le colpe per quei pensieri o gesti che ci tradiscono..
Eh già, facile così: "Sono folle". Finita.
Eh no! Diamine..
Dove la mettiamo la curiosità?
E' una tragedia la curiosità. E' peggio della follia..e la curiosità riguardo la follia? E' folle. E mi incuriosisce.
Ah che mondo strano..certo che, parlando di follia, se davvero esiste un burattinaio dietro tutto questo, deve averne una dose considerevole visto il labirinto che ci ha costruito addosso..
Chilometri e chilometri di muri da scavalcare, alcuni bassi e tozzi, resistenti alle ondate, altri alti e imponenti, ma fragili e ingannevoli, altri ancora impercettibili, altri sono solo miraggi...
Ma dietro ogni muro c'è una persona, e dall'aspetto di quel muro solo possiamo giudicare quanto per noi valga la pena di scavalcarlo...e allora come orientarsi? Come ci si muove dentro questi labirinti intricati? Come si fa a non rimanere prigionieri?
Forse i muri non ci sono realmente? Possibile che in realtà è solo colpa nostra? Si può volare al di sopra del labirinto ed atterrare dietro il muro? Dopotutto forse non è così difficile, basta immaginarselo...
Ma forse bisogna essere folli...
Ma come si fa?
Basta immaginarsi anche quello?
Forse la cosa migliore è non fare proprio niente...immergersi nella follia altrui, o in quella pretesa tale, e semplicemente seguire la corrente, chissà mai dove potrà portare...
Ma sapete che vi dico? Io salto in barca e seguo la corrente, chissà quanti altri marinai ci sono in questo mondo, tra gli ordinariamente folli, pronti a condividere un'avventura con noi..e folleggiamo con le nostre fantasie allora, che alla fin fine son l'unica cosa che ci fa volare al di sopra del labirinto...
Ma soprattutto non drogatevi, che è meglio.

martedì 3 maggio 2011

Biografia di un Rock 'n Roll

Johnny era uno come tanti.
Una vita anonima, priva di quella gioia della giovinezza, trascorsa tutta uguale, dall'inizio ad ora...
Johnny non ha molti ricordi della sua giovinezza, non aveva mai frequentato la scuola, non aveva mai avuto una ragazza.
D'altronde come avrebbe potuto, povero Johnny, lui non si era mai mosso da casa sua, come avrebbe potuto sapere delle gioie dell'amore. Johnny conosceva solo il duro sole, e le intemperie. Aveva la pelle dura Johnny, dura come la sua anima, dura come la montagna, dura come la sua vita.
Johnny era triste, voleva scendere in quella valle che da sempre ha avuto davanti agli occhi...costretto a guardarla senza poter mai fare quel passo e dare una scossa alla sua esistenza...dare un occhiata a cosa c'è oltre quel torrente, limite invalicabile delle sue fantasie, al di la del quale si immaginava un mondo vivo, dove quelli come lui potevano correre liberi, e accarezzare il vento. Non come lui, che non aveva le gambe.
Non riesce nemmeno a guardarsi indietro, lui, statico com'è, apatico da tutta una vita.
E poi venne quella primavera del 1979...
Oh come si ricorda di quella primavera..
Era tutto nell'aria sin dall'inverno. Johnny e tanti come lui che vivevano lassù in montagna,sentivano la natura risvegliarsi. Era caduta tanta neve, e in primavera tutta quell'acqua venne a valle, risvegliando la vita tutt'intorno a Johnny.
Fu ai primi di Aprile che dopo tanta attesa avvenne ciò che cambiò per sempre la vita di Johnny. Una vera e propria rivoluzione, come quando la montagna, dopo tanta neve, si alleggerisce del peso delle intemperie per tornare alla vita, scrollandosi dal freddo letargo.
E con tutta quell'acqua iniziò anche la sua rivoluzione. Mai in vita sua Johnny si era sentito così trascinato e pieno di energia, e fu in un istante magico, quando l'enorme massa d'acqua venne giù dalla montagna, che decise di lasciare quel posto, e come tanti insieme a lui scese a valle, in cerca di una nuova vita, infervorato da sogni di vita e speranza.
Ma l'entusiasmo, purtroppo per Johnny durò poco...
La valle finì, e dietro la linea del fiume la fantasia cedette la scena alla triste realtà. Non c'era il mondo che aveva sempre sognato lì dietro. Finì nella periferia di una grossa città, invisibile dalla sua cara montagna.. E non c'era speranza lì per quelli come lui, che bene che gli andasse potevano godere dell'unica gioia di essere utili come palo a qualche ragazzino che gioca a calcio, o passare le giornate a guardar passare le automobili sulla strada, o il viavai delle formiche verso il loro formicaio, parlandoci come se potessero capire la sua lingua, povero ingenuo Johnny.
Johnny è stanco, vorrebbe farla finita con questa triste apatia. Vorrebbe solo correre. Correre come il mondo intorno a lui, ma non può, lui non ha le gambe, e nelle notti tristi e malinconiche Johnny fa brutti pensieri.
Ripensa alla montagna, agli uccelli che si posavano e si affilavano il becco sulla sua pelle coriacea, ricorda il rumore del ruscello, degli incontri con gli animali selvatici..
Mai più torneranno quei tempi per Johnny..e nella notte la vita di Johnny è pesante...vorrebbe farla finita..vorrebbe premere un grilletto, ma nonostante lo voglia disperatamente...Johnny non può farlo....
Perchè Johnny....

....è solo un fottuto sasso.


Dedicato a tutti i sassi là fuori, a cui nessuno mai pensa quanto sia triste fare una vita da sassi e si lamenta della sua.

martedì 11 gennaio 2011

Emergency for Mordor

Ma vi siete mai chiesti cosa succede ai cattivi dei film dopo che il film finisce?
Io me lo son sempre chiesto. Tipo...Sauron. Che fine ha fatto dopo che Frodo ha gettato l'anello? Si, lo so, non fate i soliti Tolkeniani pignoli scassaminchia dicendo che lui era legato all'anello, che distrutto quello distrutto Sauron, che gli elfi avevano fatto la magia magica de stogazzo ultrasaettante e quindi non poteva tornare in vita, che una volta bruciato nel monte fato non ci son cazzi e Sauron è morto, eccetera eccetera. Ok, forse come primo esempio Sauron non andava proprio bene. E poi perchè cavolo nessuno mi ha mai detto che sono un nerd del signore degli anelli?? UFF.
Vabè, prendiamo qualcun'altro, per esempio Lex Lutor, il Pinguino di Batman, la signorina Rottermeier di Heidi, la strega cattiva di biancaneve, e tutti quei personaggi cattivi che

-non muoiono
-non vengono inceneriti
-non vengono sparati in una gabbia magica sott'acqua
-non vengono sparati in una gabbia magica nello spazio
-non vengono confinati in universi paralleli dal quale non c'è ritorno
-non vengono portati al lato buono (maledetto george lucas e i suoi finali spilberghiani)
-non si scopre che in realtà erano buoni che facevano finta di essere cattivi ma in realtà il cattivo era un altro che sembrava fosse uno dei buoni, ma lo si scopre solo al terzo film della trilogia
-non vengono uccisi prematuramente per buchi di bilancio della produzione
-non finiscono vegetali in un letto di ospedale
-il cui attore protagonista non muore tragicamente prima di finire di girare le scene del film
eccetera eccetera.

Insomma. Quelli che finito il film sono semplicemente dei poveri ometti (o alieni in caso di film di fantascienza) distrutti nel loro intimo, con l'orgoglio da genio del male ferito sino al profondo, col cuore spezzato per tutti i piani malvagi andati in fumo, e psicologicamente annullati dal solito frocetto vampiro che arriva e dopo una botta di culo dietro l'altra riesce a salvare quella mestruata perenne della sfigata di cui si è così pateticamente innamorato. I derelitti insomma.
C'è per caso una clinica psichiatrica dove poi finiscono tutti? Sapete, come quelle cliniche psichiatriche per le star, dove è andato a disintossicarsi Vasco Rossi quando in preda ai fumi dell'alcol si credeva un cantante, o quelle dove bazzica Luca Giurato e da cui si rifornisce Morgan prima di andare in trasmissione.
Mi son sempre immaginato che finissero tutti in una grande casa su una collina, molto austera, con una grande cancellata, chiamata "Villa Resaca".
Un posto pieno di infermieri in camice bianco, che si prendono cura di figure tristi, ormai ridotte all'innocuità, che tentano in tutti i modi di ricordare i bei tempi, ma riuscendo solo a creare cataclismi in miniatura, che non riescono a far più che turbare la sonnolenta vita a cui son confinati, patetici esseri di altri tempi, tra una pillola ed un elettroshock.

-Ciao Sauron
-Ciao Amanda (è la strega di biancaneve)..
-Come va oggi?
-Così..
-Ancora incubi sui mezzuomini?
-Eh già...perchè, anche tu?
-Sempre. Se non fosse per loro quella zoccola sarebbe morta, e ora sarei io la più bella del reame.
-Non dirlo a me.
-Ma tu non sei mica una regina bellissima..
-Ecco, vedi? Perchè un demone delle tenebre ora non può essere re delle tenebre e anche una splendida donna?
-Forse perchè hai un occhio gigantesco che va a fuoco e il petto villoso?
-Voi personaggi delle fiabe siete tutti così. Siete gelosi della bellezza degli altri e non la potete sopportare!
-Volevi distruggere la terra di mezzo per quel cazzo di anello, per dio!
-E cosa ci abbinavo con la borsetta, un alabarda???

E succede il putiferio. Palle di fuoco, elementali dell'ombra, streghe, schegge di metallo, termosifoni, infermieri che corrono da una parte all'altra facendo iniezioni di valium a qualsiasi cosa capiti a tiro. Un casino insomma. Quell'esercito di eroi in camice bianco che tengono a bada un branco di psicopatici assassini e geni del male, ma a loro chi ci pensa? Mai un pensiero che vada a loro nelle nostre calde e sicure notti nei nostri letti, mai una menzione nelle preghiere, mai un brindisi. Loro son là, da qualche parte in una villa misteriosa, a finire l'ingrato compito iniziato da chi ora si sta godendo il cachè miliardario in panciolle, solo per aver vinto per primi.
Il mio pensiero non va quindi a quelle star ingelatinate che si rotolano sugli allori, ma va per una volta agli altri, i reietti e i dimenticati, e perchè no, anche ai cattivi del mondo, che diciamocelo...esser battuti da una gang di mezzeseghe con gli occhi azzurri...è proprio una vita di merda.

domenica 9 gennaio 2011

Che verso fa la lontra?

La gente non ha davvero capito un cazzo di niente. Lo dico perchè ero uno di loro sino a poco tempo fa. Ma proprio un cazzo di niente!
Quanto tempo passiamo come formiche ad andare avanti e indietro sempre per la stessa via, senza accorgerci che dentro quella porticina del locale a cui non daresti un soldo bucato c'è invece una band che suona la canzone della nostra vita?
Basta solo che per un momento tendiamo l'orecchio e diamo retta a quella sensazione che ignoriamo e ci insegnano ad ignorare sin da quando siamo bambini, aprire quella porticina ed entrare nel paese delle meraviglie.
Eppure procediamo tutti spediti, uno dietro l'altro, senza nemmeno prestarci caso! Nervosi, ansiosi, pieni di problemi. Il vicino ci infastidisce, ci alziamo e già vogliamo maledire il sole perchè ci brucia gli occhi, malediamo il pavimento freddo, il bagno che gocciola, la caffettiera che non si sbriga. Usciamo per strada e non sentiamo più gli uccellini che cinguettano, ma prestiamo attenzione solo all'automobilista maldestro davanti a noi e ci fa innervosire, e poi c'è il semaforo rosso..oh quello quanto fa incazzare!
Notiamo quanto la gente sia triste e preoccupata, ci circondano solo volti nervosi, e siamo talmente presi da questo gioco che non notiamo più la signora che invece ci sorride per la via guardando i nostri capelli arruffati, ci perdiamo la passione dei suonatori da strada, che per 50 centesimi ti regalano una canzone e ti augurano la buona giornata con un gesto teatrale.
A metà giornata già vogliamo farla finita con un colpo di pistola, e mettere a tacere quella stronza di una vocina che urla dall'inizio di questo ennesimo giorno "FERMATIIIIIIII!!!", ma niente. Stai zitta vocina. Questa è la vita, bisogna adattarsi o soccombere, e io non sono il tipo che soccombe. Io ho da dimostrare al mondo quanto valgo, tutti devono vedere quanto mi merito il posto che ho. Devo avere la loro stima, come farei senza?
Devo assolutamente. Devo. Devo. DEVO!!!!
Non posso. Non posso, nonpossononpossononpossononpossononpossoooooooooooooo!
Cazzo, me lo son ripetuto tante di quelle volte che ormai nemmeno faccio più caso al perchè lo dico. E' diventata una regola autoprodotta dalla mia incosciente standardizzazione. E' talmente radicata l'abitudine di porsi continuamente questi limiti, che non abbiamo più gli occhi aperti quel tanto che basta per chiederci se effettivamente tutta sta follia di vivere così abbia un senso.
Quanto mi interessa effettivamente dei problemi della gente?
Ve lo siete mai chiesti?
Gli onesti a questo punto dovrebbero convenire con me che, in fin dei conti, degli altri ce ne frega poco o nulla. Siamo talmente presi da noi che dei casini, delle vite e delle non vite degli altri ci importa sempre e solo in ultima istanza, una volta soddisfatta la nostra sete di approvazione dal mondo esterno. E allora perchè per gli altri dovrebbe essere diverso?
Perchè a loro dovrebbe fregare qualcosa di noi?
A loro non gliene frega un cazzo, esattamente come vale per noi. E a questo punto allora che senso ha perdere tempo a cercare l'approvazione di chi pensa comunque solo a se stesso?
Non sarebbe meglio impiegare il tempo a realizzare qualcosa effettivamente, piùttosto che soddisfare le ambizioni di qualcun'altro?
Non sarebbe meglio lasciare questo giochino a chi ha voglia di continuare a tirare a campare?
Bhe, ragazzi...io passo la mano e vado a fare una passeggiata, che magari in silenzio riesco ad ascoltar meglio..

sabato 26 giugno 2010

Also Engineers fall in love.

La psicologia femminile è ciò che matematicamente si potrebbe paragonare al sistema delle equazioni di Navier-Stokes che governano il moto dei fluidi, ovvero un guazzabuglio di equazioni differenziali alle derivate parziali in cui il numero delle incognite supera di quasi 3 volte il numero delle equazioni disponibili per risolverle, in un mega pastrocchio non lineare. Detto in parole povere è un fottutissimo inferno irrisolvibile.
Non esiste insomma una soluzione globale che permetta di essere applicata a tutti i problemi, che permetta cioè di descrivere lo svolgersi degli eventi di quel certo tipo. Si può però provare a costruire un modello semplificato lineare, che approssimi la situazione reale, a meno di un certo margine di errore, al di là del quale non possiamo affinare la nostra precisione. La comodità del modello lineare è che rende il sistema scomponibile in più parti, anche esse lineari, che combinate secondo certi modi approssimano il problema abbastanza bene, dandoci un idea di come effettivamente vadano le cose. Immaginatevi un quadrato: esso è un modello lineare, in quanto lo potete pensare come l'unione di 4 rette, perpendicolari a due a due, e di cui sapete in che proporzioni stanno. Pensate invece ad una circonferenza: ora il sistema non è più lineare, perchè non potete esprimere la sua forma in funzione di forme più semplici come linee rette appunto. Allora cosa si può fare? Si potrebbe per esempio pensare di inscrivere un esagono all'interno della circonferenza. State cioè approssimando una forma tonda con delle linee dritte. Ovviamente nel caso di un esagono l'approssimazione è molto grossolana. si potrebbe quindi pensare di dimezzare gli angoli e raddoppiare i lati, ottenendo così un dodecagono. Ora l'approssimazione è migliore, ma ancora non sufficiente. Reiterando il processo di dimezzamento angoli e raddoppiamento numero lati più e più volte, fino a quando la differenza tra il valore del perimetro della circonferenza e quello del vostro poligono non è abbastanza accettabile, in valore che voi decidete a priori, potete ottenere qualcosa che è molto molto simile alla vostra circonferenza di partenza, ma con qualche piccola differenza. State cioè valutando l'errore della vostra approssimazione.
Ebbene questo modello è applicabile anche alla psicologia femminile. Facciamo un esempio: il comportamento in relazione ad un certo stimolo esterno. Il campo è vario, ma prendiamo per esempio una cosa comune a tutte le donne: lo shopping.
Lo shopping è un problema fortemente non lineare: il che si traduce in un numero spropositato di incognite, e un numero esiguo di relazioni per rapportarle.
Come linearizzare il problema? Intanto bisogna capire quali grandezze siano più importanti di altre, scegliere cioè le incognite fondamentali che, per così dire, la fanno da padrone nel nostro determinato problema. Una volta trovate le varie incognite, che possono per esempio essere le scarpe, i modelli attualmente in voga sull'ultimo numero di Vogue, i colori sgargianti, l'abbinamento con la borsetta, il tempo (in ore) di scelta, il coefficiente di martellamento di palle subito durante la sessione di shopping, e svariate altre, è possibile farsi un idea di come potrebbero evolversi le cose. Dati sperimentali indicano che per lo shopping i risultati tendono sempre asintoticamente alla distruzione completa o parziale dell'individuo maschile accompagnatore.
Volendo quindi fare un approssimazione grossolana si potrebbe costruire la nostra equazione valutativa nel seguente modo:
Tr' = Ts(c-c0) + 1/2 Ab'(c)*(c-c0) +1/3 Uvg''(c)*(c-c0)^2 *
dove
Tr= tempo di rottura di palle
Ts= tempo di scelta
Ab= coefficiente di abbinamento con la borsetta
Uvg= coefficiente di influenza dell'ultimo numero di vogue sul colore
(') derivata prima
('') derivata seconda
e naturalmente l'incognita principale è il colore "c", mentre "c0" è il cosiddetto "colore di partenza", ovvero una misurazione sperimentale di partenza che ci da un informazione sul punto di partenza dell'evoluzione della nostra incognita, verosimilmente il colore che all'inizio della sessione di shopping è quello più accreditato (ma non fatevi illusioni, in genere è soggetto a forti fluttuazioni, imprevedibili matematicamente). (scusate la ripetizione di "partenza", ma è un concetto molto importante, che dovete ben tenere a mente. io lo faccio per voi)
Con questa equazione, a partire da certi dati sperimentali ricavati con le ahimè precedenti esperienze in materia, potremo calcolarci in quanto tempo si potrebbero verificare guasti (è palese che nel caso in questione i guasti siano da considerarsi per usura, e sono quindi soggetti ad una distribuzione lineare o al massimo possono essere approssimati da una gaussiana, il chè semplifica notevolmente i nostri calcoli) considerevoli e importanti per la funzionalità del sistema della sopportazione, con una buona approssimazione. Dati sperimentali attestano il Tr medio a circa 3/4 d'ora. Il mio è 8 millisecondi.
E insomma la matematica può in svariati casi darci una mano a interpretare questo strano fenomeno naturale che è la donna. Io personalmente prediligo per un approccio più statistico, applicando in contemporanea il cosiddetto principio di non contraddizione di Aristotele (un po modificato). Ovvero: mai contraddire. Statisticamente è appurato che il 91% delle volte questo sistema è efficace, a parte in quelle situazioni imprevedibili in cui sia richiesta una contraddizione, ma nel cui contesto tutti gli elementi sembrano far presagire la necessità di non contraddire. Esempio:
"Hai visto Sara? Vestita così non ti sembrava un tegame?" (qui tutti gli elementi portano alla naturale conclusione che è una domanda retorica, la cui risposta è "SI")
"Si, cara, hai ragione" (applico il principio di non contraddizione, magari aggiungendo un sorriso di contorno)
"Ah, quindi se io mi vestissi così sembrerei un tegame?" Patatrac. Non c'è via di scampo. Siamo nel tipico caso di fallimento sperimentale.
Quel 9% dei casi è ahimè ancora materia di studio, e non esistono teorie e dati sperimentali esaustive al momento. 91% è comunque un buon risultato, e la bravura a questo punto sta tutta in come riusciamo a gestire quel caso su 10 in cui le cose vanno male. Ma lì, ahimè, non c'è matematica che ci possa aiutare.
*Si è scelto uno sviluppo in serie di Taylor per la nostra equazione da integrare in quanto è nota la sua ottima proprietà linearizzatrice delle funzioni.

martedì 4 maggio 2010

Scurregge metafisiche

Ieri pensavo alla morte. Poi ho scorreggiato, una scorreggia di quelle soft, piene di pathos, di quelle liberatorie, in cui senti i muscoli rilassarsi e il fastidioso gas disperdersi nell'aria circostante. Bellissima sensazione, una liberazione...
Così ho pensato, e se nel momento della morte dovesse essere così? Ancora meglio, e se la nostra anima, al momento della morte, lasciasse il nostro corpo proprio dal culo?
Dopotutto una cosa così non è mai stata teorizzata...
Più o meno tutte le filosofie e le correnti religiose sostengono che abbiamo un anima, e che quest'anima risieda all'interno del nostro corpo. Chi dice che risieda nel nostro cervello, chi invece sostiene risieda nel cuore. Ma perchè eleggere ad elitari solo alcuni organi piùttosto che altri? Forse che l'organo "culo" non è ugualmente importante come il cuore o il cervello? Vi immaginate se fossimo nati senza culo? Arrivati all'età di 9 anni esploderemo come delle moltov di cacca. Una morte molto più orrenda dell'infarto o dell'ictus, non vi pare? E allora perchè l'anima non potrebbe risiedere la? Dopotutto se ci pensate, nel corso della storia la razza umana ha avuto ben più che un occasione per rendersi conto di che anima di merda avessero certi personaggi, e son sicuro che avrete fatto quest'esperienza anche nel vostro piccolo almeno una volta nella vostra vita.
Quindi perchè nessuno ha mai discusso di questo? Perchè la gente non vuole prendere in considerazione che magari morire con un ultimo roboante peto non sia poi così male?
Magari Dio ha anche un senso dell'umorismo! Voglio dire, immaginatevelo, durante la creazione dell'uomo, mentre decide con il suo aiutante spirito santo ( spirito di cognome, santo di nome) le modalità in cui l'uomo nasce e muore, e come la sua anima si forma durante la sua vita, fino al momento di dover lasciare il corpo alla fine del viaggio terreno:

-..nello stomaco. E questa era la procedura. Ora non rimane che decidere come lascerà il corpo.
- Signore, le ho portato la pancetta al chili che mi aveva chiesto, è bella carica di cipolla.
- Già, grande invenzione la cipolla, devo segnarmela in caso mi venga voglia di creare un altro mondo da qualche altra parte.
*PROT* (Dio scorreggia fragorosamente)

- Hahahahahahah! in la minore!
- Hahahahahaha! Bella questa signore!
- Santo! Ho avuto un idea!
- Quando dice così la temo.
- La farò uscire con uno scurreggio!
- Bene (il fatto che lo spirito santo non abbia avuto da obbiettare è chiaramente una prova di quanto sia anatomicamente discriminante l'attuale politica religioso-filosofica riguardo l'organo contenitore dell'anima.), almeno servirà per sdrammattizzare la situazione della morte, se non sbaglio li ha programmati per rendersi difficile il fatto di accettarla.
- Già, lo so, ero sbronzo.

E così saremo potuti morire con un bel peto. Immaginatevi anche quanto potrebbe essere divertente, siete sul vostro letto di morte, il prete vi ha appena dato l'estrema unzione raccomandando la vostra anima al signore, e voi che la notte prima vi siete fatti cucinare come ultimo pasto una salutare crema di fagioli messicani, davanti ai vostri più intimi e fidati compagni di vita lasciate questo mondo con una pernacchia da record, col sorriso sulla faccia e i vostri amici che ridono. Sarebbe meraviglioso...
Ma, hey, nono! Il culo è brutto! Non è posto per anime, ci dicono! Bah, che facciano come vogliono, io però mica ci starei male da quelle parti, se fossi l'anima di Monica Bellucci..

venerdì 23 ottobre 2009

Alla regina piace il pedone

Era una giornata come tutte le altre, un infinita attesa di sguardi fugaci strappati al tempo, timidi imbarazzi di un monotono aspettare.
Nell'amena dimora nemici e amici vengono crudelmente gettati assieme incapacitati all'attacco. E' un attesa inerme, priva di luce.
Ma un giovane amore impossibile resisteva ancora a quell'apatia, e questo bastava a riempire l'attesa ai suoi custodi..
Ma il destino non ha padroni, e loro sapevano che il loro idillio poteva finire da un momento all'altro.
E così fu, una fredda mattina d'ottobre. Un improvvisa luce e una mano dall'alto scossero quella sonnolenta atmosfera, risvegliando in un turbine di trombe e tamburi l'istinto della battaglia, quella antica anima ligia e devota con cui tutti loro erano stati forgiati: la guerra incombe.
Le armate fanno il loro ingresso nel campo di battaglia. Gli scudi e le lance e le spade risuonano in risposta alla chiamata del comandante. Tutti pronti a dar la vita.
E lei era li. Affianco al suo signore, ma coi pensieri rivolti altrove. Nulla poteva la rassicurante presenza delle possenti unità ai suoi comandi. Cavalleria pesante, potenti unità corazzate, nobili condottieri e alfieri con alabarda. Il suo pensiero andava alla prima linea. Non al suo Re, ma a un giovane fante della prima linea, splendente nella sua armatura e con una bianca livrea con lo stemma del suo re.
Il cuore le saltò un battito quando le trombe suonarono la carica. Alla prima linea era stato ordinato di avanzare. Sapeva che il suo amore era in grave pericolo, e l'ansia e l'attesa era respirabile. Quando si accorse che il battaglione dove era schierato il suo giovane fante era minacciato dalla cavalleria nemica, che intanto si era spostata con un movimento ad "elle" da dietro le prime linee, ordinò istintivamente alla sua cavalleria di sferrare un attacco in difesa delle truppe, mossa che fece andare su tutte le furie il RE. La battaglia era cominciata, e la lotta per la conquista del centro del campo di battaglia era furiosa e serrata. Vari reparti e battaglioni vennero mobilitati durante lo scontro per lanciarsi all'attacco, o ripiegare in difesa.
Il battaglione del giovane fante era inchiodato in una radura al centro, incapacitato ad andare avanti e tornare indietro, ma che coraggiosamente presidiava un angusto corridoio poco difeso, che avrebbe potuto permettere un attacco decisivo.
Il morale era basso, ma il giovane fante combatteva in testa a tutti, pensando alla sua regina, facendosi onore ai suoi occhi, nella cieca speranza di poterla rivedere. Ma la situazione era disperata, e le truppe del nero reame dilagavano. La cavalleria e gli alfieri della patria caddero uno dopo l'altro sotto gli incessanti colpi sferrati dalle truppe nemiche. Solo le unità corazzate e qualche battaglione di fanteria difendeva ancora il re e la regina, ormai arroccati a difesa, incapaci di reagire.
E' così che doveva andare? Morire da amanti in un campo di battaglia? No. Questo lui non l'avrebbe permesso.
E fu così che dal margine della battaglia, dalla prima linea, un fragore di urla del piccolo reggimento superstite si levò nell'aria : "PER lA REGINA" urlò il giovane fante, che in testa ai suoi compagni si lanciò in un attacco suicida contro la prima linea nemica.
Tale fu la carica e la passione degli uomini capeggiati dal giovane innamorato, che il panico invase le armate nemiche. Il passaggio era ora sgombro, i soldati stavano andando incontro alla morte, si stavano sacrificando per far guadagnare una possibilità per la vittoria.
La regina alla vista del gesto del giovane, disperata e in lacrime gli ordinò di fermarsi, me loro non lo fecero. Loro erano tenuti ad obbedire solo agli ordini del re.
Il re nemico era uscito allo scoperto, mandando la sua scorta personale a fermare il giovane soldato e il suo drappello di uomini ardimentosi. Li accerchiarono ed eseguirono l'esecuzione, non mostrando pietà a chi sicuramente non ne avrebbe mostrato a propria volta.
Ora la regina sapeva che l'aveva perso. Sapeva perchè lui l'aveva fatto. L'aveva fatto per tutti quelli ancora vivi, l'aveva fatto per il suo re, ma soprattutto l'aveva fatto per lei, perchè era un soldato, e un uomo d'onore, e per questo lei lo amava.
Non doveva permettere che la sua morte fosse stata vana. Il suo sacrificio mostrò la vanità del re nemico, che tronfio della sua dimostrazione di crudeltà si era ingenuamente condannato con le sue mani, scoprendo un letale punto debole.
Così alla testa delle sue unità corazzate si lanciò all'attacco, determinata, fredda, una regina dalle lacrime di ghiaccio.
In poco tempo raggiunse le linee nemiche inarrestata, penetrando scortata dai suoi uomini, infervorati dal gesto eroico dei compagni fino al cuore pulsante del nemico, sterminando chiunque le opponesse resistenza.
Il sole era quasi tramontato quando il vessillo nero fu ammainato..il re nemico si arrese alla regina guerriera.
Quella regina in lacrime, intrappolata in una prigione di regole che sì la portarono alla vittoria, ma a quale prezzo...


Ps: Lau, te l'avevo detto che faccio schifo...io ci ho provato.

PPs: Ringrazio Alberto per il titolo :P

martedì 22 settembre 2009

L'equazione di Drake

Qualche volta noi esseri umani ci diamo proprio la zappa sui piedi. Negli anni '60 tal Frank Drake, astronomo americano, tentò di formulare un equazione per fare una stima numerica sul numero (probabilità) di potenziali civiltà intelligenti extraterrestri che potremo incontrare lungo la nostra permanenza in questo universo. L'equazione è la seguente.




Dove:
N è il numero di civiltà extraterrestri evolute presenti nella Galassia.

R* è il tasso di formazione stellare nella Via Lattea
fp è la frazione di stelle che possiedono pianeti
ne è il numero di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vita
fl è la frazione dei pianeti ne che ha effettivamente sviluppato la vita
fi è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti
fc è la frazione di esseri intelligenti in grado (e con la volontà) di comunicare
fm è la frazione di esseri intelligenti in grado di raggiungere e colonizzare più pianeti (non sempre considerata)
L è la stima della durata di queste civiltà evolute

Non c'è bisogno di dire che i valori risultati dalle osservazioni erano a dir poco disastrosi. Tanto che i primi ad essere annunciati stimavano un valore di N minore di uno. Il che in parole povere è come dire che la matematica ci considera delle forme di vita collocabili fra i mitocondri e le ragazze di Non è la Rai in quanto a intelligenza.
Accortisi della gaffe, scaltri e lesti si affrettarono a rimaneggiare il risultato, pervenendo al risultato per cui N era semplicemente uno. Questo però non fu altro che un insabbiamento. Si certo, N=1 ci salvava la faccia dalla spudoratezza della matematica, mettendo al sicuro la razza umana qualche gradino sopra le amebe nella scala dell'intelligenza delle specie, ma al contempo buttò al cesso il lavoro di Drake e congiunti, riducendo uno studio potenzialmente interessante in un cumulo di aria fritta.
Certo perchè dire "siamo soli nell'universo perchè ancora non abbiamo incontrato nessuno" non è molto diverso dal dire "gli sbreghels non esistono perchè ancora la sflitta del blutereggo non ha scattato". Molto poco scientifico.
Come quando alle superiori si parte dal risultato copiato dal libro e si cambiano man mano i dati per far tornare tutto...aggiungi un segno qui, leva una quantità lì, dividiamo tutto per 87 (la divisione per 87 è un teorema comprovato, ma alla quale trattazione rimando in seguito), et voilà! Confondi l'ascoltatore e non troverà mai l'errore. E' fatta! Siamo intelligenti! PHEW!!
Ma basta guardare l'equazione per rendersi conto di quali errori siano stati commessi. A primo acchitto ci si accorge di paurose lacune in quanto alla scelta dei parametri.
Innanzitutto io aggiungerei il parametro 0v (zero vù). Ovvero il parametro zero voglia di conoscerci. E si, mica è detto che una volta che scoprono che esistiamo vogliano incontrarci...
Io per esempio,fossi in loro, ci starei alla larga il più possibile...non sopporto i terrestri, figuriamoci se dovessi spaccarmi l'anima anche con gli alieni...poi chissà che tipi di problemi hanno...nono, che se ne stiano a casa loro con le loro paranoie aliene, che noi ci facciamo i cazzi nostri. (Nda: questa ultima affermazione è in piena sintonia con le nuove linee guida ministeriali in fatto di politica estera)
Il secondo fattore che aggiungerei è il fattore C. La crisi. Che ne sappiamo che magari anche sul loro pianeta c'è crisi, e non possono venire a trovarci, perchè non possono permettersi il viaggio interstellare? Magari vogliono pure, ma tra carburante, cibo, pedaggi autostradali-stellari ecc non ce la farebbero. Triste.
Altro fattore è il fattore "i". Il fattore i è l'invisibilità. Metti il caso che sti cazzo di alieni sono invisibili. E se oltre al fattore "i" si aggiungesse il fattore "m", oltre che invisibili sarebbero pure muti. Poveracci. Magari son sulla terra da un sacco di tempo che cercano di farsi notare, ma noi ne ammazziamo a centinaia passandogli attraverso, semplicemente perchè non siamo tecnologicamente abbastanza avanzati da poterli anche vedere.
Insomma.
Troppi fattori, troppa confusione..fatevelo dire da un ufologo.
Che poi...che cazzo gli diresti a un alieno?

Marwich: "Hey ciao alieno, io sono Marwich, e sono un terrestre."
Alieno: "!"/&£%£$£/$£() 010001101 1001 0110 101 01 01000 "
Marwich: "Sì. Senti, questo si chiama iPOD, metti questi due auricolari in due delle 7 orecchie che hai, premi play e stai buono finchè non ripassano a prenderti. Io leggo. Piacere di averti incontrato."
Alieno: "!)"(£// !£("?=£(/£(£/&£§°§°§é* 383832102938asdhakdjshak"
Marwich: "aho, a ET...e levate dar cazzo"

Insomma, sarebbe una situazione spiacevole e imbarazzante. Ancor peggio che incontrare dal vivo Gigi d'Alessio.
L'unico risultato incoraggiante, dal mio punto di vista, fornito dall'equazione di drake è che non è totalmente escludibile l'esistenza dei trasformers, meglio noti anche come autobot, noti alieni formati da pezzi di ricambio di auto dotati di vita propria grazie all'olocron, che viaggiano nello spazio alla ricerca dell'energon. Magari prima o poi verranno sulla terra. Si, certo, la probabilità è molto bassa, lo so!...ma è pur sempre una probabilità, il che mi rende speranzoso. E positivo.
Io incontrerò Commander.
Grazie dottor Drake.


Ps: ora che mi ricordo ci sarebbe anche il fattore "R". Ovvero il fattore religione. Eh si, secondo più o meno tutte le religioni del mondo, noi uomini siamo l'unica specie pupilla di più o meno tutti i pantheon mai inventati (tiè! ho fatto uno smacco a tutte le religioni..scusate ma ci godo.), il che ridurrebbe gli alieni a forme di vita di serie B, indi per cui non dotate della nostra intelligenza. Il che annullerebbe il tutto, visto che non essendo noi in grado di andare più lontani della luna, figuriamoci quei pezzenti di alieni senza dio.
Però l'idea dei transformers mi alletta di più, quindi adotteremo la semplificazione del teorema dell'ateismo, così potrò incontrare finalmente Optimus Prime.